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Diciamola tutta

C’è un elemento che caratterizza la vita personale e quella professionale di Vito Raimondo: lo stile. Giornalista di lungo corso, Vito, naviga anche nelle rotte più impervie lasciandosi guidare dal… fiuto. Decenni di attività lo hanno portato ad occuparsi di tutto: politica, economia, costume e anche sport. “Mannaggia allo sport”, ripete con i suoi colleghi più intimi giacché un giornalista può aver fatto di tutto, ma se è transitato per lo sport i più lo ricorderanno per quello. In ogni caso anche le vicende sportive lo hanno portato ad essere quel signor giornalista che è oggi. Con stile.

“Diciamola tutta”… dice già tutto nel titolo. Vito non le manda a dire, ma più semplicemente le dice. Sempre con un ghigno sornione e amabile che rendono impraticabile ogni replica. Perché quella leggerezza e quella simpatia che lo contraddistinguono si miscelano con un rigore ed una precisione ormai in estinzione nel nostro mondo ricco di urla e approssimazione. Nel suo mirino ci sono quasi esclusivamente politici. Le loro promesse, le loro chiacchiere, i loro polveroni finiscono sotto una lente che ne smaschera ambiguità dialettiche, ipocrisie tattiche, strategiche doppiezze.

Poche righe per “fissare nella memoria” ciò che il moderno giornalismo consuma e metabolizza senza più inchiodare al senso di responsabilità e alla visione del comune interesse.

Poche righe per svelare comportamenti che troppo spesso hanno come unico effimero fine la ricerca di un provvisorioconsenso che garantisca insignificanti sopravvivenze. Ma la prosa che viene generata da questo impegno civile (e giornalistico) non è mai offensiva o aggressiva. Una qualità rara e invidiabile che è anche il frutto della stratificazione di esperienze professionali non comuni e sempre vissute con lo spirito di chi ha voglia di conoscere i fatti, trattarli con competenza e scoprire verità. Non è poco. Soprattutto in tempi come i nostri in cui l’editoria giornalistica sta vivendo la transizione digitale in modo vertiginoso modifi cando i tradizionali paradigmi dell’informazione. E solo per rimanere alla carta stampata basti pensare che se ieri i partiti avevano un giornale, oggi i giornali sono un partito al punto di condizionare scelte (e interessi) che si riverberano sulla vita dei territori e delle persone con fini sempre più spesso del tutto estranei alla realtà locale.

Raimondo mantiene il suo sorriso e il suo ancoraggio anche davanti all’affermazione prepotente dei cortigiani e viviseziona con certosina competenza ogni frase, ogni segno rompendo quella “spirale del silenzio” generata dal pensiero di chi ha la quota di voce più alta. E ne sottolinea asperità, contraddizioni, ipocrisie. Un lavoro paziente, lontano dall’eco delle folle che plaudono, ma con la barra dritta su una rotta che fa di questo mestiere un “servizio”. Per la gente, non per il potere. Ha ragione, Raimondo: Diciamola tutta.

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